Percezione visiva e design

Percezione visiva e design

Percezione visiva e design

In questo articolo parleremo di percezione visiva non solo dal punto di vista della Gestalt ma ci concentreremo su:

  • cosa la percezione visiva rappresenta;
  • cosa si nasconde dietro a un elemento in base al campo di attenzione e alla spazialità;
  • conosceremo i 3 comportamenti che assume un elemento;
  • scopriremo cosa sono le forme forti e quelle deboli;
  • cos’è l’ambiguità della percezione.

Le cose da dire sono tante ma cercherò di riassumerle per non annoiarvi troppo, ve lo prometto 😉

Cosa è la percezione visiva

Bene qui vi devo contraddire il pensiero errato di molti: spesso quando si parla di percezione si pensa ad essa come a un processo immediato, ecco le cose non stanno così. Al contrario è un’attività cognitiva complessa che riesce a stimolare in modo sensoriale il sistema visivo e il cervello di un soggetto.

Grazie a questi processi e input sensoriali siamo capaci di riconoscere che una figura è un cane, un gatto o ancora siamo capaci di riconoscere le lettere dell’alfabeto, anche se queste ultime dovessero incomplete. Tutto questo avviene in modo automatico ed implicito.

Non vi parlerò del processo scientifico, non sono la persona giusta, ma vi svelerò le due principali caratteristiche, perché penso che acquisire una base di conoscenza sulla percezione visiva ci permetterà di migliorarci in quanto designer e ci permetterà di creare progetti veramente unici.

Quando si parla di percezione visiva possiamo distinguere due caratteristiche principali:
• Il “vedere” che non è il semplice guardare, ma quella registrazione che ci permette di catturarne il significato di ciò che guardiamo.
• Il “categorizzare“, il “dar un significato e un interpretazione” a ciò che si vede.

Detto tutto ciò, possiamo concludere che la percezione è un’attività soggetta a delle leggi organizzative ed è sopratutto un processo attivo. Inoltre, l’elemento non viene visto come una semplice forma, ma è molto di più, nasconde un forte potenziale.

Infatti la percezione non dipende solo dall’elemento o dagli elementi ma dalla loro struttura, dal modo in cui essi vengono organizzati insieme. Ecco che qui iniziamo a parlare di Gestalt in quanto forma, struttura e pattern.

I pensieri sulla percezione e dei suoi effetti sono tanti e complessi. Molti di questi dovete sapere che si collegano alla teoria della Gestalt.
Teorie che possono essere applicate all’arte e al design ma questo lo vedrete con i vostri occhi, perché riporterò alcuni esempi che sono rimasti nella storia e che vi lasceranno a bocca aperta.

Avete mai sentito parlare delle leggi della Gestalt? I suoi fondatori furono: Max Wertheimer, Wolfgang Koehler Kurt Koffka.

Se volete saperne di più cliccate qui.

Ritorniamo a parlare di come un elemento viene percepito.

La percezione di un elemento

Rudolf Arnheim afferma che: «nessun oggetto viene percepito come unico e isolato dal resto. Vedere qualcosa significa assegnargli il suo posto nel tutto; una collocazione nello spazio, una valutazione della sua dimensione, la chiarezza, la distanza».

In altre parole possiamo dire che la percezione visiva riconosce un’ordine insito nel mondo, anche se non lo vediamo.

Ogni oggetto, struttura o segno possiedono tutti una “spazialità specifica” e acquisiscono uno spazio composito differente in base a come essi vengono organizzati.
Per questo, il grafico designer che segue un processo di organizzazione visiva, per esempio nella realizziamo di segni iconici, deve tenere conto del “campo di attenzione” e riflettere bene all’ordine che dà agli elementi.

Tenendo in mente che nella Gestalt i fatti psichici vengono considerati come forme, cioè come elaborazioni di stimoli, vedremo di scoprire alcune delle teorie che lo caratterizzano e che, sopratutto, sono utili per noi grafici designer.

Iniziamo a conoscere come viene vista la forma dai gestaltisti. Ci sarebbe tanto da dire, proverò a riassumerò il tutto in poche parole. Se volete approfondire cliccate qui.

Prima di continuare con questo articolo volevo ringraziarvi per l’attenzione e chiedervi per favore di lasciare un like qui sotto. Ve ne sarei grata perché per me sarebbe un gesto gratificante. Grazie!

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La teoria della forma

Come vi ho preannunciato all’inizio di questo articolo non approfondirò questa argomento parlando della teoria della Gestalt e tutte le sue leggi, ma l’osserveremo al di fuori, riportando solo alcuni accenni ad essa, perché quando si parla di teoria delle forme non possiamo non finire a parlare della Gestalt.

La teoria della forma nasce in Germania all’inizio del 1900.

Il concetto di base di tale teoria afferma che le percezioni sono considerate come delle strutture che trasformano il sistema di sensazioni in uno stato di coscienza reale, ma quali sono i processi che gli elementi seguono mentre vengono percepiti?

Il comportamento dell’elemento

L’elemento subisce 3 fasi:
1. Azione;
2. Memoria;
3. Apprendimento.

L’azione che compie l’elemento sullo spazio, chiamato anche processo primario, in quanto all’interno avviene una descrizione strutturale dello stimolo che appare nella sua forma globale e si stacca dallo sfondo.

La memoria o anche chiamato processo secondario, nel quale, mediante una ricerca sulla nostra memoria, viene identificato il tutto come oggetto conosciuto. Infatti, tale processo viene suddiviso a sua volta in: associazione e riconoscimento. Affinché gli elementi si associano tra loro in maniera spontanea è necessario che le loro qualità siano forti e frequenti. Invece, il riconoscimento viene inteso come interpretazione dell’elemento che poi verrà riprodotto.

Apprendimento o stadio di elaborazione cognitiva, mediante le quali avviene il riconoscimento e apprendimento dello stimolo.

La forma viene concepita a tre livelli: fisico, fisiologico e psicologico.

Fisiologici in quanto gli oggetti sono dei contorni dotati di forma;

Parliamo un attimo di forma e del pensiero dei gestaltisti

Le forme

Per la Gestalt la figura migliore è sempre quella che sceglie aspetti significativi, in cui gli elementi rilevanti dovrebbero risultare privi di ambiguità. Nei fattori percettivi devono prevalere la semplicità della configurazione, la distinzione tra figura e sfondo e una facile interpretazione dei valori spaziali.

Per i gestaltisti le forme si dividono in forme forti  e forme deboli.

La forma forte è quella di ciascun elemento che compone una struttura, invece la forma debole è il valore che unisce i diversi componimenti tra loro.

Tali forme, a sua volta, devono rispettare delle caratteristiche. Le prime tre, le più importanti sono: essere regolari, semplici e simmetriche.

Le teorie delle forme

Chi parla di teoria delle forme, non può non elencare altre leggi che caratterizzano spesso i progetto grafici:
1. Legge della pregnanza;
2. Legge di prossimità;
3. Legge di similarità;
4. Legge di delimitazione;
5. Legge del contenente o della buona forma;
6. Legge del movimento comune;
7. Legge dell’esperienza passata.

Ho riassunto la spiegazione di tali leggi, in questo altro articolo, cliccate qui per scoprirle.

Una delle poche cose che dividono la percezione visiva dalla teoria dei Gestal è l’ambiguità della percezione. Di cosa si tratta? Scopriamolo subito.

Ambiguità della percezione

Rorschach dopo una serie di test eseguiti affermò che delle macchie di inchiostro casuali o oggetti irregolari ma speculari e simmetriche, possono ad ognuno di noi uomini “ricordare” qualcosa, in base alla nostra psiche e conoscenza, dando così ognuno un interpretazione diversa.

Un esempio è il disegno di gatti in azione ottenuto a macchie con penna e inchiostro su carta umida di Alan Fletcher. Cliccate qui per visionarlo.

L’ambiguità della percezione è suddivisa in due fasi:
informazione comunicata;
• come tale informazione viene trasmessa.

L’ambiguità spesso è associata al principio figura-sfondo, principio che ritroviamo anche tra le teorie della Gestalt, dove l’ambiguità crea un fenomeno d’illusione il quale rende difficile l’identificazione di una figura anziché l’altra, ma l’occhio tende a focalizzare un elemento alla volta, la prima figura e poi subito dopo percepisce lo sfondo come una seconda figura presente che nasconde temporaneamente la prima.
Le figure che emergono da l’uno o dall’altro vengono chiamate “correnti“.

Mi piace molto l’analogia che Hofstadter riferendosi allo spazio negativo-positivo o figura-sfondo fece, dove lo paragona al contrasto musicale tra melodia e accompagnamento o tra tempo forte e debole: due tendenze musicali distinte, la cui importanza può essere ribaltata. Così avviene con lo spazio negativo e positivo dove si può inizialmente dare più importanza alla figura che merge dallo spazio negativo ma dove la situazione può ribaltarsi danno maggiore importanza a quello positivo.

Grandi capolavori del passato

Ed ecco a voi i Tre esempi promessi di capolavori che sono rimasti nella storia:
• il «cubo» di Necker, teorizzato fin dal 1832, denominato anche romboide trasparente: se su uno dei lati viene collocato un punto, risulta impossibile stabilire su quale superficie, anteriore o posteriore, il punto è stato collocato;
• Il «vaso» di Rubin (1915), figura reversibile che si presta a una doppia lettura: due profili su fondo bianco, oppure un vaso bianco su campo nero. Questa reversibilità negativo-positivo rappresenta l’ambiguità del fenomeno figura-sfondo;
«triangolo» di Kanizsa (1955) un triangolo con margini senza gradiente, facilmente percepibile per via dei tre dischi interrotti

Concludo questo articolo con un’ultima affermazione: “non si comunica immagini, ma messaggi, informazioni, significati tramite l’uso di immagini“.

Spero di non avervi annoiato troppo con questo articolo e che vi sia stato utile, se lo avete trovato interessante lasciate un like, con dimenticatelo ok?! Ve ne sarei molto grata 😉

Alla Prossima

Nicoletta da Click Grafica

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