DAI SEGNI AI LOGHI: ORIGINI E CURIOSITÀ

DAI SEGNI AI LOGHI: ORIGINI E CURIOSITÀ

Possiamo definire sia il “segno” che il “logo” un simbolo grafico che va a sostituire le parole, che trasforma un linguaggio da verbale a visivo.
Infatti, la parola “logo” deriva dal greco λόγος, che significa “parola”. Esso non è altro che un simbolo grafico composto da lettere o forme che ha come scopo rappresentare un prodotto, un’azienda, un servizio, un’associazione o ancora un’idea o un pensiero.

Proprio così, ha un ruolo importante, ed è per questo che il grafico designer ha il compito di prendere le comuni forme geometriche e i caratteri tipografici e trasformarli in dei segni distintivi e significativi.

Questo è la parte più difficile ma anche la più essenziale. Non basta disegnare due linee o scegliere un carattere e il gioco è fatto, ma bisogna riuscire a realizzare la giusta combinazione che riesce ad acquistare il giusto significato e a far distinguere il servizio o il prodotto che va a rappresentare.

Vediamo di comprendere meglio di cosa stiamo parlando e della sua importanza.

Nel corso di questo articolo risponderemo a queste domande:

    Come le figure si trasformano in segni?
    Come si sono evoluti i segni fino a diventare dei loghi?
    Perché possiamo asserire che essi nascono da un bisogno dell’uomo?
    Perché oggi un logo assume un valore importante per un’azienda o servizio?
    Perché un logo è meglio di mille parole?

Se vi state chiedendo il perché della foto in evidenza e volete le risposte a queste domande non fermatevi, continuate a leggere. ?

L’origine dei segni

Sapevate che i segni nascono proprio da un bisogno umano?

Per prima vi riporto un esempio banale ma successivamente parleremo di esempi più concreti e interessanti.

Avete mai visto inciso su un albero delle iniziali o un cuore?

Anche questo può essere definito un “segno grafico”. Cosa ha spinto quegli innamorati a incidere le loro iniziali sull’albero? Il bisogno di comunicare agli altri il loro grande amore. Hanno preferito rappresentare ciò che provano con dei segni che uniti trasmettono un forte significato, il loro messaggio.

Questi segni e questo bisogno sono utilizzati tutt’ora per rappresentare il proprio amore diventando un vero e proprio “logo d’amore” visto che ormai chiunque vede un cuore e delle iniziali con un “+” nel mezzo revoca nella mente di ognuno di noi due innamorati.

Non soffermiamoci su questo esempio e ritorniamo indietro nel tempo.

Vi ricordate come, prima che fosse inventata la stampa, il popolo “analfabeta” comunicava? Aveva elaborato un modo alternativo per comunicare: quale? Si serviva di figure, simboli, segni e segnali.

Di che tipo di figure parliamo?

Tali figure potevano essere dei disegni espliciti e reali oppure dei segni astratti, ma in ogni caso ognuno di essi acquisiva un significato preciso ed importante.

Infatti, tale linguaggio, permetteva loro di comunicare non solo dei concetti ma anche per far riconoscere la propria testimonianza e la propria autenticazione.

Lo dimostra il fatto che spesso avevano lo stesso valore di una firma.

Perché parliamo di figure? E come dalle figure si è arrivato a definirli dei veri e propri segni?

Dalle figure ai segni

Come accennavo precedentemente, l’uomo comunicava con le figure.

Questo perché L’oggetto acquistò per l’uomo sempre più un valore emotivo fino al punto di sentire il bisogno di contrassegnarlo con un marchio distintivo.

Il disegno acquisiva la forma e anche il materiale dell’oggetto. Tale processo oggi lo conosciamo come “stilizzazione” e ci avvicina sempre di più all’espressione simbolica.

Più avanti si andava e più semplificavano le forme delle figure, fino al punto che le figure si trasformavano in segni. Tali segni acquisivano un significato definitivo.

Vi riporto alcuni esempi:

• Il disegno di un giglio rappresentava la purezza e innocenza;

• Il disegno di un tulipano rappresentava la fertilità;

• Il disegno di una luna simboleggia l’abbondanza, l’eterno apparire e scomparire, la gravidanza;

Se volete saperne di più su questo argomento vi consiglio di leggere il libro “segni & simboli disegno, progetto e significato” di Adrian Frutiger che riporta un elenco molto accurato di simboli zoomorfi e non solo.

Ecco perché oggi possiamo asserire che l’uomo sin dalla sua nascita ha avuto sempre il bisogno di creare dei segni che potessero raccontare una storia o rappresentare qualcosa.

Riflessione:

Affinché il segno corrisponda all’oggetto e sia gradevole agli occhi bisognava conoscere bene tutte le caratteristiche dell’oggetto. Così oggi quando dobbiamo realizzare un logo bisogna che conosciamo bene ciò che deve rappresentare, come l’azienda, l’evento è così via.

Il ruolo del logo oggi

Oggi, il ruolo “del segno”, o possiamo dire anche “del logo”, non ha perso la sua importanza, anzi ha acquistato sempre più valore.

Ancora oggi possiamo paragonare la funzione del logo a considerarli al ruolo della firma o come testimonianza.

A differenza del passato, oggi, abbiamo a disposizione nuove tecniche, teorie e strumenti che se ben usati e adattati alle nuove strategie e competenze delle aziende possiamo progettare dei loghi che non servono come semplice decorazione ma per essere dei componenti essenziali che contribuiscono al successo aziendale.

Abbiamo visto che i segni nascono dal bisogno di comunicare ma vediamo di scoprire nel dettaglio da dove nasce l’esigenza di avere un logo, sopratutto nel campo economico e industriale.

La necessità di avere un logo

Anche nel caso del logo aziendale, la necessità nasce sì dal bisogno dell’uomo di comunicare ma sopratutto dal bisogno di reclamare la proprietà e di creare un legame con la propria azienda e con la clientela.

Almeno questo è stato lo scolo iniziale, ma con il tempo la situazione è cambiata. Si è compreso che è importante che il logo di trasmetta un messaggio chiaro e specifico. Deve parlare dell’azienda, del prodotto per esempio per comunicare che quel dato prodotto è di qualità, biologico, che fa bene alla cura della persona e così via.
Ma di questo ne parleremo più avanti.

Le persone devono potersi identificare con il prodotto o servizio.

Nascono i primi marchi

Sapete dove sono stati utilizzati i primi marchi per reclamarne la proprietà?

Vi riporto alcuni esempi:

• Nell’antica Grecia, i sovrani e le loro dinastie usavano i monogrammi per le proprie monete.

• Gli antichi egizi dal XIII secolo marchiavano i propri animali per reclamarne l’appartenenza.

• I mattoni utilizzati per la costruzione dell’antica Roma venivano contrassegnati da un marchio. Veniva inciso il marchio dei cantieri di provenienza. Incidevano non solo su mattoni ma anche su oggetti vari come armi, oggetti per la casa e oggetti decorativi.

Con l’avvento della stampa

Con l’avvento della stampa, anche se non immediatamente, diventò più facile identificare i propri prodotti; Infatti si cominciarono a stampare i loghi nei libri e nei vari prodotti di fabbrica.

Nascono così i primi consensi.

Nel 1480 due grandi stampatori Nicola Jenson and Giovanni da Colonia in Venice cominciarono a stampare il marchio nei libri.

Nel 1740 in Francia la prima fabbrica di prodotti di porcellana ha ottenuto il consenso di contrassegnare con il marchio della fabbrica i suoi prodotti.

Nel 1875 in Gran Bretagna, fu la birra Bass Pale Ale a brevettare il proprio marchio.

Più la società progrediva economicamente e industrialmente più nasceva e cresceva il bisogno di nuove immagini, nuovi marchi e loghi che potessero rappresentare le nuove imprese e i nuovi prodotti.

Il logo come mezzo di comunicazione

Nel 1950 avviene un importante cambiamento.
Le multinazionali cominciarono a utilizzare i loghi non più solo per firmare i prodotti ma come mezzo di comunicazione vero e proprio, un mezzo per trasmettere un messaggio.
Dal quel momento in poi crebbe il bisogno di parlare al pubblico mostrando un messaggio sempre più chiaro e capace di coinvolgere il pubblico influenzandolo e convincendolo a preferire un prodotto anziché un altro.

Ecco il vero obiettivo di un logo.

Per questo, un marchio deve rassicurare sempre e il più possibile il cliente di aver preso la scelta giusta scegliendo lui piuttosto che un altro prodotto.

Inoltre, non dimentichiamo, che un marchio deve comunicare tutto il valore del prodotto o servizio, la sua qualità, la sua importanza fino al punto che l’osservatore si deve identificare in esso.

Cosa ne pensate? Da un buon logo e dalla sua percezione può dipendere il successo di un’azienda?

Una statistica afferma che il 30% circa della capitalizzazione di mercato aziendale deriva dal suo buon brand.

Il futuro

Il brand e il logo acquisiscono sempre di più un valore maggiore. Le persone si sono identificate così tanto in dei marchi, come la Nike, l’Apple e altri fino al punto di farne una scelta di vita.
Non possiamo sapere con esattezza quale sarà il loro futuro, ma possiamo asserire con certezza che la tecnologia darà ai marchi ancora più visibilità.

Quindi, se siete un libero professionista o avete avviato una start-up non sottovalutate il valore di un buon logo, perché significa sottovalutare l’importanza di comunicare con i vostri futuri clienti.

Grazie per la vostra attenzione

Alla prossima
Da Click Grafica di Nicoletta Rosone

About the author: nicoletta

Leave a Reply

Your email address will not be published.